Manifesto

Sul finire di un lasso di tempo sufficientemente lungo da contenere numerosi ripensamenti della condizione umana
Tanti abbastanza da condurre da un originale stato di soprusi e vigliaccheria ad un risvolto in cui nulla è cambiato
Se non fosse per l’inquantificabile ed inqualificabile lotta combattuta per sedere tra gli dèi o per riposare tra le pagine della storia
Quando ormai gli schieramenti non portano più divisa ne bandiera ma solo aspettano dietro il fucile che forse sparerà meglio e per primo
Mentre tutto è metafora e semantica e nulla è sopravvissuto del bisogno che come scintilla accese cuori e ragioni, spesso abbagliandoli

Se si potesse congelare in una fotografia questo istante non avremmo nulla di nuovo da infilare nell’album
Solo una pagina in più ed un doppione con la quale giocarsi comete ed asteroidi con intelligenze di altri mondi abitati
Ancora una volta la passione, la ragione, lo spirito, il sentimento, sempre piu divergono dall’equilibrio che li ha generati.
Ma solo di un soffio se si prova ad osservare il nostro piccolo pianeta, niente che possa impedire all’equilibrio di riemergere dal nulla.
E niente che possa impedire una nuova vita.

Ma si sia egoisti, quanto le stelle consumano idrogeno che noi si consumi la nostra umanità per brillare un secondo in più degli altri.
Ed ecco il mio egoismo messo in chiare lettere perché qualcuno lo legga, lo faccia proprio e ne inizi un nuovo tempo che prima o poi finirà.

1. Questo è il mio mondo.
Lo spazio che occupo e l’aria che riempie i miei polmoni non dovrebbero appartenere a nessun altro. Ma vivo e respiro quindi lo spazio che occupo muta in continuazione ed ho costante bisogno di altra aria. E cibo. E di un luogo dove ripararmi e perdere tempo a pensare ad un assurdo manifesto. Nessuno che sia come me, o diverso da me potrà appropriarsi di quanto mi appartiene nascondendosi dietro una stupida pagina di legge o dietro una forma di organizzazione che non abbia espressamente accettato. Io non mi approprierò di nulla che non mi appartenga e non invaderò più spazio di quanto non mi sia necessario e non lascerò nessuno senz’aria ne senza cibo ne senza tempo per pensare ad assurdi manifesti.

2. Questo è il mio manifesto.
Non mi interessa quanta gente lo vorrà condividere e far proprio. In molti continueranno ad eludere il primo punto cercando di insegnarmi che il mondo è di tutti, ignari che se il mondo fosse veramente di tutti, paradossalmente ognuno potrebbe essere padrone di qualcosa di non suo, celandosi dietro slogan e promesse politiche. Quanto è riportato in queste righe è per mia sola utilità.

3. Questo manifesto non esiste.
Sono parole,pensieri, stupidi flussi di coscienza che non hanno peso ne odore. Potrebbe avere lo stesso valore della bibbia tra diecimila anni, oppure valere assolutamente nulla. Esiste per me, esiste perché questo è il mio mondo, alla mia morte qualcuno potrà far suo quello che mi è appartenuto. Quindi nemmeno il mondo esiste, nemmeno tu che leggi esisti. Nel tempo forse resterà qualcosa, non più di un fossile. Ma sarà tra molto tempo. Intanto le persone continueranno ad eludere il primo punto ed a fraintendere il secondo.

4. Questa è la mia lotta.
Tutti hanno combattuto per se stessi o per qualcuno, oppure hanno lottato per qualcuno convinti di lottare per se stessi. L’inganno ha scritto molta più storia di quanto non abbia fatto la verità. E la realtà ammette l’inganno. Niente dèi o libri sacri, niente squadre del cuore o attori famosi. Nulla di tutto questo anima la mia lotta. Solo il primo, il secondo ed il terzo punto di questo assurdo manifesto. Potrete lottare per chi vorrete, per vostra scelta o per mera stupidità. Io faro altrettanto per mia scelta o per mera stupidità, ma lo farò per difendere il mio manifesto.

5. Questo è il mio piedistallo
Non mi ci ha issato nessuno. Nel tempo l’ho costruito, fatto a pezzi, ripensato e ricostruito. Ora mi ci siedo e potrò guardare dall’alto chi non avrà un suo piedistallo o dal basso chi ne avrà uno più alto del mio. Ma nessuno potrà accusarmi di aver posato i pedi del mio piedistallo in fosse comuni piene di cadaveri senza nome. Morti per un’idea o un capriccio altrui. Dal mio piedistallo sarò osservatore del mondo, adoratore di me stesso e di chi farà un piedistallo come il mio. Sarà piacevole vederlo immergersi nel suo manifesto e sarà entusiasmante incontrarsi e discutere di come possano esistere due personalità, o mille, tutte  diverse ed uniche e condividere i punti uno, due, tre e quattro.

6. Il passato è unico. Ma io ho il mio.
Sottilmente ogni vita è intrecciata alla precedente ed alla successiva. La continuità del tempo e della vita fanno che si condivida qualcosa dei primi batteri che popolarono la nostra Terra e si possegga un frammento dei corpi e delle menti illuminate che tra molti eoni produrranno stupidi manifesti. Anche i nostri processi mentali nascono da processi passati, e potrebbero essere un embrione di nuovi pensieri. Non siamo assoluti. Siamo un tramite. Se morissi solo io potrebbe non accadere nulla di interessante per millenni. Oppure potrebbe scomparire la razza umana. Sarei un curioso architetto di un improbabile effetto farfalla. Ma va al di là delle mie capacità conoscere ogni singolo passato di ogni singolo essere vissuto prima di me. Cosicché sono costretto per induzione a trovare spiegazioni alla mia vita da ciò che posso conoscere della vita e delle storie altrui. Ma l’oggetto del mio farneticare è sempre e comunque la mia vita. Il mio passato. Puoi esser stato un prigioniero dei giapponesi, un martire dell’Inquisizione,un politico di successo,un famoso musicista. Per me sei solo quello che sei alla luce dei punti uno, due, tre, quattro e cinque. Sono troppo occupato ad elaborare la mia miseria per preoccuparmi della tua. E sarà anche vero che hai un passato sconvolgente. Ed è, appunto, tuo. Io il mio non lo importò e lo condividerò con chiunque lo voglia conoscere. Nessuno potrà vantarsi davanti ai miei occhi di avere un passato migliore del mio. Sarà diverso. Come lo è ogni fiocco di neve o goccia di pioggia.

7. Questo è il mio presente.
Non posso occuparmi domani di quello che dovrei fare ora. Lo farò ora rispettando i punti uno, due, tre, quattro, cinque e sei del mio manifesto. Non salverò nessuno al mondo, ma nemmeno lo avrò ucciso o usato per i miei scopi. E se tutti non uccidessero più nessuno, al mondo saremmo tutti salvi. Purtroppo al mondo esistono troppi manifesti. Il mio è innocuo finché non lo si attacca al fine di promuoverne uno appena uscito dalla mente di qualche fanatico predicatore. Il mio presente è una lente d’ingrandimento sul mio esistere, non un telescopio spaziale sul destino dell’umanità. Non sta a me decidere se ciò che è stato sia bene o male, non sta a nessuno. L’armonia del vivere sta anche nel caos che tenta di trovare un equilibrio per poi collassare nuovamente in stupidi manifesti. Il mio presente, come qualsiasi istante di qualsiasi essere vivente, è pura arte, è fine a se stesso. Un’opera classica la si può apprezzare soltanto dopo averla ascoltata e riascoltata. Ed io sto ancora accordando il mio violino.

8. Questo è il mio nome.
Nonostante ne abbia uno lasciatomi da mio padre, in molti mi chiamano in molti modi. E forse ognuno di questi nomi conserva una scheggia di quello che sono io, sicuramente non racconta nulla di me o del perché scrivo un manifesto. Nel mio nome, oggi, c’è molto dei punti uno, di, tre, quattro, cinque, sei e sette. Certo che la perfezione non esiste, ma se io ho bisogno, per conoscere me stesso, di un intero manifesto con nessuna pretesa di rendere il mondo un posto migliore, in base a quale manifesto pensate voi di potermi incastrare in qualcosa di già visto e catalogato? Senza dubbio un’opera piuttosto generalista, scritta da qualche studioso di travi negli occhi. Già da solo il mio nome dovrebbe contenere tutto quel anche sono. Il problema esiste negli gli innumerevoli aghi persi negli innumerevoli pagliai della mia mente. Servono infatti anni di passione e dedizione prima di padroneggiare uno strumento musicale e di potersi fregiare del piacere di emozionare con la propria musica. Io ancora non so trasformare la mia vita in un concerto. E voi non potete usarmi per suonare la lambada.

9. Questo è il mio volto
Il mio sorriso non significa approvazione. Le mie lacrime non significano dolore. La mia smorfia non significa disprezzo. È una maschera impenetrabile. Le vere sensazioni sono occultate, inaccessibili. Le vere sensazioni sono incomprensibili anche a me stesso, non esiste uno stato d’animo che sia uguale al precedente. Simile. Il simile è una distorsione che alla lunga porta alla distorsione del significato. Dal più nascosto dei miei pensieri fino all’angolo formato dalla mia bocca c’è una storia che ancora sto scrivendo, forse ricordo un’alba abbracciato ad una persona che amavo o forse ricordo un torto subito e le immagini si miscelano tra di loro, si mettono tra gli occhi e la mente e colorano la mia realtà di colori che voi non potete immaginare. Ed io non oso immaginare i vostri. Occhi che non solo non sono uno specchio, ma autentici caleidoscopi in cui qualcuno riesce a cogliere la propria immagine ed idealizza la mia vita in tre o quattro similitudini che potrebbe trovare in chiunque. Ora ci sono i punti uno, due, tre, quattro, cinque, sei e sette tra chi mi osserva e i miei occhi, poi una lente deformante, della nebbia, scariche elettriche ed infine la mia vera espressione. Ed osservo sempre con piacere gli occhi delle persone. Purtroppo il più delle volte riesco a vedere soltanto il loro manifesto. E già nell’iride non mi riconosco piu. Come loro non si riconosceranno nel mio manifesto.

10. Questo è il mio domani.
Ed è fatto di ogni attimo precedente. Attimi in cui qualcuno mi ha suggerito qualcosa di questo manifesto, attimi in cui avrei mandato tutto all’aria per pigrizia, attimi in cui avrei voluto bruciare il mondo intero, attimi di delirio, attimi di amore. Presi singolarmente non sono più che foto da aggiungere all’album della storia. Foto uguali a tante altre, fatte da tanti altri. Ma le mie sono speciali, perché prese tutte insieme raccontano di come sono arrivato fino a qui. Niente di eccezionale. Ho sbagliato e fatto bene, ho chiesto scusa ed ho aggredito, ho perseverato ed ho incarnato i migliori sentimenti dell’umanità. Solo che si tratta del mio domani e voglio che arrivi ogni giorno un domani, per questo scolpisco i punti uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto e nove nella mia mente. Il mio manifesto è il mio quotidiano testamento per ogni giorno che muore. Prima di chiudere gli occhi vedrò di aver dato un senso a queste  parole, oppure di aver dato un nome a queste sensazioni. Questi non sono propositi, sono le mie azioni e le idee che le animano, il risultato di un infinito processo di movimento di infinite piccole particelle, le stesse che compongono anche la pietra. E di pietra è questo manifesto. Quindi un giorno si sgretolerà e diverrà irriconoscibile. Ma ciò di cui è fatto resterà e potrà essere scritto un altro manifesto, un’altra storia, un’altra vita.

99. Questo è l’ultimo punto del mio manifesto.
Credo che 99 punti in cui descrivere sommariamente la propria vita possano essere sufficienti. Ne mancano 89, ma nulla di questo universo potrà mai convincermi a riempirli di buoni propositi come la pace nel mondo o smettere di fumare. È troppo sopravvalutato il potere delle idee, dei simboli, della verità. Ed ogni potere sopravvalutato ottiene adepti e sacerdoti e proseliti e nuovi combattenti. E con le nuove lotte arrivano nuovi morti. Io no propongo nulla che non sia già evidente ai più, la propria autocelebrazione e la propria guerra interiore. Non c’è miglior modo di uscire vincitori da un conflitto. Combattere contro se stessi. Gli unici a cadere saranno i peggiori demoni della nostra indole. Quanto di noi riuscirà a sopravvivere potrà diventare un altro punto del nostro manifesto. Un’altra foto per il nostro album. Nessuna resurrezione dei morti, nessun paradiso, nessun rappresentante di asettici ed impalpabili concetti sociali o di democrazia o di unità o di amore. L’eternità sarà più prossima ad ogni personale sfida vinta, perché potrebbe essere importante per chi verrà dopo di noi e la ricorderà leggendo alcuni degli infiniti manifesti che ognuno di noi, giorno dopo giorno, inconsciamente, scrive dentro di se.