Neosuono

Il suono che ha bisogno di essere visto. Lo si osserva e se ne godono i colori,la prospettiva,l’estetica e perché no,il profumo ed il significato interpretabile tra gli spazi bui. Due sono i protagonisti,chi osserva e chi dipinge questo suono. Il primo disposto a considerare qualsiasi cosa.accada come arte e passione,il secondo disposto a creare qualsiasi cosa possa essere creata seguendo il caso,forte della considerazione che comunque avrà dall’osservatore, che spesso anela a trovare nuove ed ardite correlazioni alle sovrapposizioni di luce che intasano i suoi nervi ottici. E che dire dell’artista,volutamente cerca la saturazione del canale ottico in modo da relegare l’analisi dell’immagine musicale interamente alla cultura di chi ascolta guardando,trasformando in un semplice filo di rame i suoi occhi e le sue orecchie. Come se io fossi un semplice peso di legno,uno mero strumento a risposta lineare incaricato di trasmettere solamente un pensiero puro ed inequivocabile ai centri nervosi di coloro che stanno davanti alle casse. Dalle dita di chi pizzica ai neuroni di chi assiste nasce un codice binario di esistenza e assenza di qualcosa. Poco importa di cosa. Lo scopo e leggere e scrivere su di una memoria di massa in modo che la reazione sia prevedibile e si acquisti lo spettacolo. Prevedibile e persino auspicabile che il neosuono sortisca gli effetti desiderati. La cantante deve avere un bel culo,il batterista deve avere addominali scolpiti,il bassista deve suonare nudo,il chitarrista vestire i colori del partito. Ed il suono deve risultare semplice e comprensibile,privo di armoniche e virtuosismi, deve essere rumore di fondo ad un messaggi o nemmeno troppo celato da versi in una lingua incomprensibile che però si accetta perché parla di morte che diventa vita dalla morte che c’è in noi perché non siamo diversi se siamo diversi,ma attenzione alla forma del seno e delle labbra. Mentre fai l’amore non devi nemmeno seguire il sesso della tua compagna,basta che onori la cassa sintetica che scandisce significati profondi di un cortese rapper di quartiere. Ora si è veramente connessi nella semplice ed universale connessione usb dell’ anima. Nessuna distorsione,nessun effetto Larsen. Ora abbiamo davanti a noi il vero vero,al di là di ogni possibile interferenza dei nostri sensi. Ed il bello è che continuiamo a chiamarle sensazioni.

allison

Macchina

Senti rumore di ingranaggi,sibilare di dischi veloci,
Scariche elettriche di circuiti che chiudono, il ronzio dei campi magnetici

Senti la pressione del vapore che sfugge dai giunti, senti la condensa arruginire le pareti della mente

Olio diatermico irradia un oscuro calore mentre segue gli infiniti meandri delle tue vene, bruciando il vestito che ti sei cucito addosso

Cammes e bilancieri non più così silenziosi tradiscono i tuoi pensieri ed il miracolo del vuoto svanisce attraverso il sudare dalle guarnizioni

E mentre al tuo motore rimane ad ogni rotazione un giro in meno lotti contro il desiderio di accelerare e ti illudi di godere del suo minimo sommesso e tranquillo.

È quel restare sempre sulle leve del combustibile a soffocarti,pronto ad uno scatto che speri non accada,tensione e terrore di dovere e non potere dar fuoco ai tuoi trasformatori, di perdere la sincronia di una rete di cui sei solo un nodo.

Le tue armoniche coprono il  fondamentale vibrare del mondo ed è per questo che qualcuno segue il tuo suono ed altri vivono nel rumore dei propri impianti.

Ma tu, tu non senti più alcun suono, ti preoccupi solo di poter servire ad uno scopo,tieni lucide le tue cromature e puliti i quadranti schiavo di trasmissioni e catene che ormai gracchiano come una vecchia draga su di un fiume in secca.

Mille occasioni si sono perse e non hai mai scaricato sulla schiena della vita tutta la tua potenza,aspettando chissà quale momento per lasciare i comandi e pensare solo a spingere come una vecchia locomotiva sporca d’olio e fatica.

Non sei nato per seguire il tempo,non hai gioielli nei tuoi meccanismi,non sottrai nulla dalla gravità per ricaricare i tuoi movimenti.

Tu bruci. Nella bocca del tuo focolare possono entrare stelle e pianeti, vite e storie, poesie e canzoni, e tutto bruci e tutto trasformi e tutto diventa forza,movimento, qualcuno può pensare che il tuo fuoco distrugga e cancelli e vorrebbe spegnerti,senza sapere che nulla di quello che nel tuo cuore si consuma può rallentare un solo atomo della tua materia grezza.

Contro ogni limite fisico ed ogni sicurezza da adesso sarà sempre il momento di poter vivere e bruciare per vivere.

Al calore radiante delle tue lamiere qualcuno potrebbe sopravvivere in una fredda notte invernale,i più temerari potranno gettare carbone tra le tue fiamme,i vili ed i vigliacchi non potranno avvicinarsi per domarti e ti isoleranno con parole fredde e vuote.

Una soltanto saprà bruciare e vivere quanto te e stringere tra le dita ogni tua leva ed ogni tuo segreto di macchina.

allison

Patetico

Lo sei senz’altro,in molti lo pensano ed è impossibile che tutti sbaglino. Sei tu che invece cadi in errore pensando che il senso comune può andarsene in malora. Hai il tuo cesto di cazzate e ci infili tutto quello che non vuoi sentire,tutto quello che ritieni stupido. E patetico. Ecco,lo sei tu e lo sono gli altri,tutti a riempire di mattoni i nostri zaini pronti a farne trofei nell’inutile gara contro il senso comune. Poca cosa è l’illuminazione se è il fuoco di un fiammifero,anche se nel buio non lo si può non notare. È come conoscere il nome di tutte le stelle del cielo: in ogni caso non ne raggiungeresti mai una. È come l’esibizione dell’artista davanti ad una platea di scimmie: danza e canta e suona per sé soltanto. Ed è patetico proprio perché quello che fa nasce da sé stesso,per chissà quali complicate e caotiche combinazioni di sogni e realtà. Se i tuoi sogni sono alieni per chi ti sta di fronte nemmeno la realtà può essere condivisa e qualsiasi conversazione diventa un disperato tentativo di farsi sentire dal di là di un vetro spesso anni luce. È allora il desiderio stesso di spiegarsi a chiunque si incontri quello che rende tutti patetici. Tutti ci si vanta di conoscere le stelle e tutti si danza per un pubblico di scimmie,nella disperata speranza che nell’infinitá dell’universo qualcuno si alzi ad applaudire, sia ben chiaro,solo per il nostro spettacolo. Via il trucco nessuna stella si sarà avvicinata abbastanza da sentirne il calore. Inconsapevolmente ogni forma di ordine che emerge dal caos si rende ridicola. E proprio per questa inconsapevolezza emerge. Perché il caos presto o tardi diverrà ordine,anche per un solo istante e saprà riconoscere ciò che non è. L’interezza del cosmo è solo un’ipotesi,la logica che lo governa è solo presunta,la vita che viviamo è solo un fiammifero. Benvenga allora che tu sia patetico,ridicolo,sognatore: la tua fiamma,per quanto tenue,sta bruciando, e si spegnerà anche. La fiamma di chi usa il ridicolo degli altri per dare un significato a sé stessi non si è mai accesa. Ed essi sono irriconoscibili dal vuoto dell’universo.

allison

Causa

Ci sono sempre causae oppure qualcosa può accadere semplicemente senza un perché?
E se qualcosa succede senza un perché, è reale l’assenza di una causa o semplicemente non si è in grado di coglierla?
Assurde masse di parole e frasi e concetti sono state spese nei secoli dalla filosofia e dalla scienza che dal proprio pozzo cercano di rendere familiare un cielo di cui non si conosce nemmeno la profondità. A volte onesti tentativi hanno regalato un briciolo di consapevolezza, altre volte il buio del pozzo ha oscurato la più brillante delle stelle. Ma è pur sempre ipotesi, possiamo constatare che qualcosa ha una causa solo indirettamente osservando gli effetti nell’oscurità della nostra arroganza. Infinite cause possono portare al medesimo effetto, e poco importa che l’effetto sia riproducibile o falsificabile.
L’assoluta disgiunzione tra spirituale e fisico è la porta attraverso cui possiamo sopravvivere. Altrimenti saremmo piante, sassi, tramonti o poesie d’amore. Niente di tutto questo. Siamo solo un accesso per la realtà. Senza di me il mondo non esisterebbe per me, esiste solo quello che attraversa la barriera dei miei pensieri e che ne esce trasformato, depurato, semplice e chiaro. Che poi i miei pensieri creino dio ed il demonio, logica e conseguenza, o semplici frasi da baci perugina che male può fare alla realtà. La realtà smette di esistere al di fuori dei miei pensieri, anche se sempre pronti ad interpretare cause ed effetti. Siamo su di un volo di sola andata verso la nostra dipartita e non tutti hanno un finestrino con cui guardare le nuvole, o le ali, molti sono nelle file centrali a guardare il culo delle hostess. A volte qualcuno si alza dal posto e vorrebbe dirottare il volo di tutti verso un altro luogo, più bello o più vicino o semplicemente diverso. Ora che si trova ai comandi si rende conto che in fin dei conti tutti quei quadranti e quelle leve non servono, basta l’innato istinto che di innato non ha nulla a dirigere la vita dove si desidera, andando anche contro il desiderio di altri che tranquilli si bevevano il loro daiquiri comodamente seduti. Saltiamo tutto quello che accade ed atterriamo. Non abbiamo cambiato nulla. Il viaggio è terminato, come doveva essere, in un luogo diverso e magari tra sofferenze e rimpianti. La realtà ha smesso di causare i nostri deliri.
Le cause di quello che accade possono essere infinite, ma l’inizio e la fine sono la trama di questo gigantesco caos.
Ed è tra questi momenti che deciderai tutte le cause e gli effetti del mondo, diventerai abile nel domarlo e nell’approfittarne, ne trarrai ulteriore conoscenza e forse potrai lasciare qualcosa di te ad altri.
Ma la realtà è che finiranno cause ed effetti per te, ed anche chi resterà alla deriva della realtà non sará che un pensiero a ricordare chi non esiste più.
A causa della fine.
La realtà è la fine.
Lo scoprirla è avvicinarsi alla fine.
Lo scopo del vivere è già causa della fine.
Quando avrai finito di cercare uno scopo non avrai più bisogno di parole o pensieri. Tornerai a far parte della realtà.