Leoni

…ed altre bestie amene.
Sulla figura non si può aggiungere altro,maestosa, minacciosa,rispettabile e familiare. È lo stereotipo del predatore, puro perché privo di illusioni di moralità e quindi giusto in qualsiasi azione,anche la più cruenta. Leoni e leoni…codardi. Questo ultimi si riconoscono dai loro ruggiti simili ad un ticchettio o al rumore di un estintore che cade a terra. Vivono in branchi che non hanno savana ma sanno crearne una in qualsiasi luogo si incontrino,sia un circo o una città. Si nutrono. Hanno gerarchie distintive dinamiche che fanno capo ad un leader carismatico incorporeo: l’Idea. Diversi branchi possono cacciare per sfamare diverse idee,oltre che il proprio appetito individuale. Appetito che durante la vita del singolo muta a seconda del peso dell’idea che lo vuole parte del proprio branco, passando da sanguinario e feroce a razionale e più strategico. Questo perché nel branco solo gli esemplari più giovani si preoccupano della caccia,mentre gli anziani possono sopravvivere di quanto resta alla fine. Resti che possono nutrire anziani ed idee per molti anni a venire,consentendo così una sorta di sopravvivenza di razza. Sempre meno li si vede in libertà in grandi branchi, a causa del continuo evolversi dell’idea che predilige pochi ma mastodontici spostamenti di esemplari,al fine di massimizzare il risultato della caccia. Si può comunque  notare come nei periodi di relativa quiete piccoli gruppi agiscano in autonomia dalle proprie gerarchie,per istinto venatorio oppure per bisogno di un senso di continuità e identità sociale tipico di specie come le api,che possono abbandonare il proprio alveare per formarne uno nuovo insieme ad un’altra regina…o Idea.
Ma…perché deve esserci un ma ogni volta che qualcuno sopravvive a discapito di qualcuno che muore…
Ma che importanza ha la sopravvivenza di una specie che vuole la sopravvivenza di un’idea che non è la sola idea? Perché ogni stupido leone non sopravvive per se stesso? Perché in questo è molto poco animale è non istintivamente portato a sopravvivere, ma è coscientemente attratto dal vivere, là dove vita significa non morte. Ma il combattere la morte porta a combattere la stessa vita di qualcuno,o qualcosa,che anela per lo stesso motivo alla morte di chi combatte. Ecco che la vita ed il vivere generano morte e la morte garantisce che si possa combattere per sopravvivere anche se il desiderio è un altro…
E chi sono questi leoni a due zampe se non impiegati,casalinghe,benzinai,avvocati,commesse,spazzini,divi del cinema…ognuno impegnato nel sentirsi parte del branco e della propria idea perché possa essere puro l’atto del cacciare ed uccidere, salvando la nostra moralità ed affidandola a qualcosa che non si può guardare, toccare, suonare.
È così facile oggi essere leoni giustificando la nostra vita come un diritto,compiendo qualsiasi nostra azione come dettata dal divino e quindi difendibile da accuse e punti di vista o opinioni che non possano ingrassare la nostra idea.

E l’idea…é nostra?
Oppure noi apparteniamo ad essa?

allison

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