Demonio

Il male lacera e corrode il mio spirito. La mancanza di etica e moralita, l’assenza di umiltà, la responsabilità vissuta come uno starnuto in bilico tra un sogno e la fogna, soprattutto niente su cui stare sopra. Lo respiro, il male, e di male divento. Sono causa del mio effetto ed ho perso l’istante della scelta. Potrebbe non essere esistito mai. Quattro dee fertili e nessun figlio, semi senza campi e campi sterili da calpestare e ricordare. Se non esistesse il male potrei cavalcare i raggi della luna senza curarmi delle ombre. Eppure qualcosa tolgo allo spazio, dietro lo steccato della coscienza veramente il male non esiste nemmeno nella più sordida delle mie fantasie. Troppo rumore bianco, troppe frequenze troppo conosciute, è il momento non della scelta ma di mettere in moto e scuotere l’aria con il respiro del mio demone. Senza tempo è stato roccia che romba sul fianco della montagna, che uccise il figlio dell’avo del mio nemico, e senza luce è ora simbolo della mia anima perduta, che mai andrei a cercare. Il domani sarà ancora male e ciò in cui il mio demone sarà nome ed esempio da non seguire. E fui solo una forma del male, senza intenzioni e senza emozioni. Uccisi perché esiste la morte nel disegno del tuo dio, sopravvissi perché dio non ho. Non si è mai visto un architetto tornare sul proprio palazzo…no?

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Dimensione

Ormai non puoi più far finta di credere a babbo natale. Ovunque tu rivolga lo sguardo ci sarà sempre qualcosa di più grande di te. E lo puoi vedere e toccare perché è reale. Ci sarà un’auto più grande della tua, ci sarà una casa più grande della tua, ci sarà una donna che vuole un pisello più grande del tuo e via all’infinito. Non sarai mai grande abbastanza. Non sarai mai abbastanza. Rassegnati. Potresti crescere un poco, forse. Che fatica che farai. E comunque inganneresti solo te stesso notando il chilo perso con la dieta, il centesimo risparmiato rinunciando al caffè, la tranquillità della quotidiana dimensione in cui giochi a fare il re. Potesse incazzarsi davvero la Terra e vomitare lava e zolfo sulla testa di tutti i mentecatto che la infestano. Ecco che di tutto il più grande e il meglio dell’uomo non resterebbe nemmeno il ricordo. Niente più luridi figli di puttana che giocano a spostare miliardi di pezzi di carta privi di valore per mettere in ginocchio un paese, fine degli ottusi ideologi che si atteggiano a profeti di tutte le salvezze trovando fresco letame in chi li segue, massacro di innocenti e povere vedove che godono nell’essere e sentirsi centro del mondo. Basta uomo. Hai fallito. Niente di quello che hai fatto si è rivelato grande abbastanza da salvarti. Seguendo ogni strada sei giunto in nessun posto. La tua dimensione è sempre quella di uno sputo di carne e sangue e ossa. Puoi far paura solo ad un altro sputo come te. Potevi raggiungere le stelle. Ma la merda non vola.

In un oceano di sterco che importanza hanno due gocce di profumo? Questa volta non c’è un messaggio finale di speranza,o salvezza. C’è solo il rallentare del volano dell’umanità. Il caos che ci ha generato non ci ha mai lasciati soli, tutte le forze di tutti i popoli di tutti i tempi, sviluppandosi in ogni direzione plausibile, hanno finalmente trovato il loro equilibrio. Ed il risultato è zero. L’epilogo è dunque il caos che per un istante si congela dando un’impressione di civiltà,ragionevolezza,rispetto di tutto e tutti. Ma è solo un’ impressione. La realtà è che non esiste una risultante sensibilmente diversa dal niente. Niente che possa giustificare il movimento.

Ora che l’occasione è andata perduta guardate! Ammirate! Il vostro genio che raccoglie persino le gocce di pioggia pur di non morire di sete. Le vostre parole che cercano e trovano consensi solo per poter essere eletti parassiti dai vostri ospiti. Le vostre macchine esplodono, le vostre leggi si contraddicono e collassano, il vostro senso di giustizia e verità si ritorce contro di voi mentre aggredite chi è contro di voi o diverso da voi. I vostri dèi se la ridono a ganasce spalancate di quanto siete patetici cercando di assecondarli.

Davvero credete che un dio abbia bisogno di voi o delle vostre preghiere?
Certo che lo credete.
È la vostra dimensione.

Manifesto

Sul finire di un lasso di tempo sufficientemente lungo da contenere numerosi ripensamenti della condizione umana
Tanti abbastanza da condurre da un originale stato di soprusi e vigliaccheria ad un risvolto in cui nulla è cambiato
Se non fosse per l’inquantificabile ed inqualificabile lotta combattuta per sedere tra gli dèi o per riposare tra le pagine della storia
Quando ormai gli schieramenti non portano più divisa ne bandiera ma solo aspettano dietro il fucile che forse sparerà meglio e per primo
Mentre tutto è metafora e semantica e nulla è sopravvissuto del bisogno che come scintilla accese cuori e ragioni, spesso abbagliandoli

Se si potesse congelare in una fotografia questo istante non avremmo nulla di nuovo da infilare nell’album
Solo una pagina in più ed un doppione con la quale giocarsi comete ed asteroidi con intelligenze di altri mondi abitati
Ancora una volta la passione, la ragione, lo spirito, il sentimento, sempre piu divergono dall’equilibrio che li ha generati.
Ma solo di un soffio se si prova ad osservare il nostro piccolo pianeta, niente che possa impedire all’equilibrio di riemergere dal nulla.
E niente che possa impedire una nuova vita.

Ma si sia egoisti, quanto le stelle consumano idrogeno che noi si consumi la nostra umanità per brillare un secondo in più degli altri.
Ed ecco il mio egoismo messo in chiare lettere perché qualcuno lo legga, lo faccia proprio e ne inizi un nuovo tempo che prima o poi finirà.

1. Questo è il mio mondo.
Lo spazio che occupo e l’aria che riempie i miei polmoni non dovrebbero appartenere a nessun altro. Ma vivo e respiro quindi lo spazio che occupo muta in continuazione ed ho costante bisogno di altra aria. E cibo. E di un luogo dove ripararmi e perdere tempo a pensare ad un assurdo manifesto. Nessuno che sia come me, o diverso da me potrà appropriarsi di quanto mi appartiene nascondendosi dietro una stupida pagina di legge o dietro una forma di organizzazione che non abbia espressamente accettato. Io non mi approprierò di nulla che non mi appartenga e non invaderò più spazio di quanto non mi sia necessario e non lascerò nessuno senz’aria ne senza cibo ne senza tempo per pensare ad assurdi manifesti.

2. Questo è il mio manifesto.
Non mi interessa quanta gente lo vorrà condividere e far proprio. In molti continueranno ad eludere il primo punto cercando di insegnarmi che il mondo è di tutti, ignari che se il mondo fosse veramente di tutti, paradossalmente ognuno potrebbe essere padrone di qualcosa di non suo, celandosi dietro slogan e promesse politiche. Quanto è riportato in queste righe è per mia sola utilità.

3. Questo manifesto non esiste.
Sono parole,pensieri, stupidi flussi di coscienza che non hanno peso ne odore. Potrebbe avere lo stesso valore della bibbia tra diecimila anni, oppure valere assolutamente nulla. Esiste per me, esiste perché questo è il mio mondo, alla mia morte qualcuno potrà far suo quello che mi è appartenuto. Quindi nemmeno il mondo esiste, nemmeno tu che leggi esisti. Nel tempo forse resterà qualcosa, non più di un fossile. Ma sarà tra molto tempo. Intanto le persone continueranno ad eludere il primo punto ed a fraintendere il secondo.

4. Questa è la mia lotta.
Tutti hanno combattuto per se stessi o per qualcuno, oppure hanno lottato per qualcuno convinti di lottare per se stessi. L’inganno ha scritto molta più storia di quanto non abbia fatto la verità. E la realtà ammette l’inganno. Niente dèi o libri sacri, niente squadre del cuore o attori famosi. Nulla di tutto questo anima la mia lotta. Solo il primo, il secondo ed il terzo punto di questo assurdo manifesto. Potrete lottare per chi vorrete, per vostra scelta o per mera stupidità. Io faro altrettanto per mia scelta o per mera stupidità, ma lo farò per difendere il mio manifesto.

5. Questo è il mio piedistallo
Non mi ci ha issato nessuno. Nel tempo l’ho costruito, fatto a pezzi, ripensato e ricostruito. Ora mi ci siedo e potrò guardare dall’alto chi non avrà un suo piedistallo o dal basso chi ne avrà uno più alto del mio. Ma nessuno potrà accusarmi di aver posato i pedi del mio piedistallo in fosse comuni piene di cadaveri senza nome. Morti per un’idea o un capriccio altrui. Dal mio piedistallo sarò osservatore del mondo, adoratore di me stesso e di chi farà un piedistallo come il mio. Sarà piacevole vederlo immergersi nel suo manifesto e sarà entusiasmante incontrarsi e discutere di come possano esistere due personalità, o mille, tutte  diverse ed uniche e condividere i punti uno, due, tre e quattro.

6. Il passato è unico. Ma io ho il mio.
Sottilmente ogni vita è intrecciata alla precedente ed alla successiva. La continuità del tempo e della vita fanno che si condivida qualcosa dei primi batteri che popolarono la nostra Terra e si possegga un frammento dei corpi e delle menti illuminate che tra molti eoni produrranno stupidi manifesti. Anche i nostri processi mentali nascono da processi passati, e potrebbero essere un embrione di nuovi pensieri. Non siamo assoluti. Siamo un tramite. Se morissi solo io potrebbe non accadere nulla di interessante per millenni. Oppure potrebbe scomparire la razza umana. Sarei un curioso architetto di un improbabile effetto farfalla. Ma va al di là delle mie capacità conoscere ogni singolo passato di ogni singolo essere vissuto prima di me. Cosicché sono costretto per induzione a trovare spiegazioni alla mia vita da ciò che posso conoscere della vita e delle storie altrui. Ma l’oggetto del mio farneticare è sempre e comunque la mia vita. Il mio passato. Puoi esser stato un prigioniero dei giapponesi, un martire dell’Inquisizione,un politico di successo,un famoso musicista. Per me sei solo quello che sei alla luce dei punti uno, due, tre, quattro e cinque. Sono troppo occupato ad elaborare la mia miseria per preoccuparmi della tua. E sarà anche vero che hai un passato sconvolgente. Ed è, appunto, tuo. Io il mio non lo importò e lo condividerò con chiunque lo voglia conoscere. Nessuno potrà vantarsi davanti ai miei occhi di avere un passato migliore del mio. Sarà diverso. Come lo è ogni fiocco di neve o goccia di pioggia.

7. Questo è il mio presente.
Non posso occuparmi domani di quello che dovrei fare ora. Lo farò ora rispettando i punti uno, due, tre, quattro, cinque e sei del mio manifesto. Non salverò nessuno al mondo, ma nemmeno lo avrò ucciso o usato per i miei scopi. E se tutti non uccidessero più nessuno, al mondo saremmo tutti salvi. Purtroppo al mondo esistono troppi manifesti. Il mio è innocuo finché non lo si attacca al fine di promuoverne uno appena uscito dalla mente di qualche fanatico predicatore. Il mio presente è una lente d’ingrandimento sul mio esistere, non un telescopio spaziale sul destino dell’umanità. Non sta a me decidere se ciò che è stato sia bene o male, non sta a nessuno. L’armonia del vivere sta anche nel caos che tenta di trovare un equilibrio per poi collassare nuovamente in stupidi manifesti. Il mio presente, come qualsiasi istante di qualsiasi essere vivente, è pura arte, è fine a se stesso. Un’opera classica la si può apprezzare soltanto dopo averla ascoltata e riascoltata. Ed io sto ancora accordando il mio violino.

8. Questo è il mio nome.
Nonostante ne abbia uno lasciatomi da mio padre, in molti mi chiamano in molti modi. E forse ognuno di questi nomi conserva una scheggia di quello che sono io, sicuramente non racconta nulla di me o del perché scrivo un manifesto. Nel mio nome, oggi, c’è molto dei punti uno, di, tre, quattro, cinque, sei e sette. Certo che la perfezione non esiste, ma se io ho bisogno, per conoscere me stesso, di un intero manifesto con nessuna pretesa di rendere il mondo un posto migliore, in base a quale manifesto pensate voi di potermi incastrare in qualcosa di già visto e catalogato? Senza dubbio un’opera piuttosto generalista, scritta da qualche studioso di travi negli occhi. Già da solo il mio nome dovrebbe contenere tutto quel anche sono. Il problema esiste negli gli innumerevoli aghi persi negli innumerevoli pagliai della mia mente. Servono infatti anni di passione e dedizione prima di padroneggiare uno strumento musicale e di potersi fregiare del piacere di emozionare con la propria musica. Io ancora non so trasformare la mia vita in un concerto. E voi non potete usarmi per suonare la lambada.

9. Questo è il mio volto
Il mio sorriso non significa approvazione. Le mie lacrime non significano dolore. La mia smorfia non significa disprezzo. È una maschera impenetrabile. Le vere sensazioni sono occultate, inaccessibili. Le vere sensazioni sono incomprensibili anche a me stesso, non esiste uno stato d’animo che sia uguale al precedente. Simile. Il simile è una distorsione che alla lunga porta alla distorsione del significato. Dal più nascosto dei miei pensieri fino all’angolo formato dalla mia bocca c’è una storia che ancora sto scrivendo, forse ricordo un’alba abbracciato ad una persona che amavo o forse ricordo un torto subito e le immagini si miscelano tra di loro, si mettono tra gli occhi e la mente e colorano la mia realtà di colori che voi non potete immaginare. Ed io non oso immaginare i vostri. Occhi che non solo non sono uno specchio, ma autentici caleidoscopi in cui qualcuno riesce a cogliere la propria immagine ed idealizza la mia vita in tre o quattro similitudini che potrebbe trovare in chiunque. Ora ci sono i punti uno, due, tre, quattro, cinque, sei e sette tra chi mi osserva e i miei occhi, poi una lente deformante, della nebbia, scariche elettriche ed infine la mia vera espressione. Ed osservo sempre con piacere gli occhi delle persone. Purtroppo il più delle volte riesco a vedere soltanto il loro manifesto. E già nell’iride non mi riconosco piu. Come loro non si riconosceranno nel mio manifesto.

10. Questo è il mio domani.
Ed è fatto di ogni attimo precedente. Attimi in cui qualcuno mi ha suggerito qualcosa di questo manifesto, attimi in cui avrei mandato tutto all’aria per pigrizia, attimi in cui avrei voluto bruciare il mondo intero, attimi di delirio, attimi di amore. Presi singolarmente non sono più che foto da aggiungere all’album della storia. Foto uguali a tante altre, fatte da tanti altri. Ma le mie sono speciali, perché prese tutte insieme raccontano di come sono arrivato fino a qui. Niente di eccezionale. Ho sbagliato e fatto bene, ho chiesto scusa ed ho aggredito, ho perseverato ed ho incarnato i migliori sentimenti dell’umanità. Solo che si tratta del mio domani e voglio che arrivi ogni giorno un domani, per questo scolpisco i punti uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto e nove nella mia mente. Il mio manifesto è il mio quotidiano testamento per ogni giorno che muore. Prima di chiudere gli occhi vedrò di aver dato un senso a queste  parole, oppure di aver dato un nome a queste sensazioni. Questi non sono propositi, sono le mie azioni e le idee che le animano, il risultato di un infinito processo di movimento di infinite piccole particelle, le stesse che compongono anche la pietra. E di pietra è questo manifesto. Quindi un giorno si sgretolerà e diverrà irriconoscibile. Ma ciò di cui è fatto resterà e potrà essere scritto un altro manifesto, un’altra storia, un’altra vita.

99. Questo è l’ultimo punto del mio manifesto.
Credo che 99 punti in cui descrivere sommariamente la propria vita possano essere sufficienti. Ne mancano 89, ma nulla di questo universo potrà mai convincermi a riempirli di buoni propositi come la pace nel mondo o smettere di fumare. È troppo sopravvalutato il potere delle idee, dei simboli, della verità. Ed ogni potere sopravvalutato ottiene adepti e sacerdoti e proseliti e nuovi combattenti. E con le nuove lotte arrivano nuovi morti. Io no propongo nulla che non sia già evidente ai più, la propria autocelebrazione e la propria guerra interiore. Non c’è miglior modo di uscire vincitori da un conflitto. Combattere contro se stessi. Gli unici a cadere saranno i peggiori demoni della nostra indole. Quanto di noi riuscirà a sopravvivere potrà diventare un altro punto del nostro manifesto. Un’altra foto per il nostro album. Nessuna resurrezione dei morti, nessun paradiso, nessun rappresentante di asettici ed impalpabili concetti sociali o di democrazia o di unità o di amore. L’eternità sarà più prossima ad ogni personale sfida vinta, perché potrebbe essere importante per chi verrà dopo di noi e la ricorderà leggendo alcuni degli infiniti manifesti che ognuno di noi, giorno dopo giorno, inconsciamente, scrive dentro di se.

Neosuono

Il suono che ha bisogno di essere visto. Lo si osserva e se ne godono i colori,la prospettiva,l’estetica e perché no,il profumo ed il significato interpretabile tra gli spazi bui. Due sono i protagonisti,chi osserva e chi dipinge questo suono. Il primo disposto a considerare qualsiasi cosa.accada come arte e passione,il secondo disposto a creare qualsiasi cosa possa essere creata seguendo il caso,forte della considerazione che comunque avrà dall’osservatore, che spesso anela a trovare nuove ed ardite correlazioni alle sovrapposizioni di luce che intasano i suoi nervi ottici. E che dire dell’artista,volutamente cerca la saturazione del canale ottico in modo da relegare l’analisi dell’immagine musicale interamente alla cultura di chi ascolta guardando,trasformando in un semplice filo di rame i suoi occhi e le sue orecchie. Come se io fossi un semplice peso di legno,uno mero strumento a risposta lineare incaricato di trasmettere solamente un pensiero puro ed inequivocabile ai centri nervosi di coloro che stanno davanti alle casse. Dalle dita di chi pizzica ai neuroni di chi assiste nasce un codice binario di esistenza e assenza di qualcosa. Poco importa di cosa. Lo scopo e leggere e scrivere su di una memoria di massa in modo che la reazione sia prevedibile e si acquisti lo spettacolo. Prevedibile e persino auspicabile che il neosuono sortisca gli effetti desiderati. La cantante deve avere un bel culo,il batterista deve avere addominali scolpiti,il bassista deve suonare nudo,il chitarrista vestire i colori del partito. Ed il suono deve risultare semplice e comprensibile,privo di armoniche e virtuosismi, deve essere rumore di fondo ad un messaggi o nemmeno troppo celato da versi in una lingua incomprensibile che però si accetta perché parla di morte che diventa vita dalla morte che c’è in noi perché non siamo diversi se siamo diversi,ma attenzione alla forma del seno e delle labbra. Mentre fai l’amore non devi nemmeno seguire il sesso della tua compagna,basta che onori la cassa sintetica che scandisce significati profondi di un cortese rapper di quartiere. Ora si è veramente connessi nella semplice ed universale connessione usb dell’ anima. Nessuna distorsione,nessun effetto Larsen. Ora abbiamo davanti a noi il vero vero,al di là di ogni possibile interferenza dei nostri sensi. Ed il bello è che continuiamo a chiamarle sensazioni.

allison

Macchina

Senti rumore di ingranaggi,sibilare di dischi veloci,
Scariche elettriche di circuiti che chiudono, il ronzio dei campi magnetici

Senti la pressione del vapore che sfugge dai giunti, senti la condensa arruginire le pareti della mente

Olio diatermico irradia un oscuro calore mentre segue gli infiniti meandri delle tue vene, bruciando il vestito che ti sei cucito addosso

Cammes e bilancieri non più così silenziosi tradiscono i tuoi pensieri ed il miracolo del vuoto svanisce attraverso il sudare dalle guarnizioni

E mentre al tuo motore rimane ad ogni rotazione un giro in meno lotti contro il desiderio di accelerare e ti illudi di godere del suo minimo sommesso e tranquillo.

È quel restare sempre sulle leve del combustibile a soffocarti,pronto ad uno scatto che speri non accada,tensione e terrore di dovere e non potere dar fuoco ai tuoi trasformatori, di perdere la sincronia di una rete di cui sei solo un nodo.

Le tue armoniche coprono il  fondamentale vibrare del mondo ed è per questo che qualcuno segue il tuo suono ed altri vivono nel rumore dei propri impianti.

Ma tu, tu non senti più alcun suono, ti preoccupi solo di poter servire ad uno scopo,tieni lucide le tue cromature e puliti i quadranti schiavo di trasmissioni e catene che ormai gracchiano come una vecchia draga su di un fiume in secca.

Mille occasioni si sono perse e non hai mai scaricato sulla schiena della vita tutta la tua potenza,aspettando chissà quale momento per lasciare i comandi e pensare solo a spingere come una vecchia locomotiva sporca d’olio e fatica.

Non sei nato per seguire il tempo,non hai gioielli nei tuoi meccanismi,non sottrai nulla dalla gravità per ricaricare i tuoi movimenti.

Tu bruci. Nella bocca del tuo focolare possono entrare stelle e pianeti, vite e storie, poesie e canzoni, e tutto bruci e tutto trasformi e tutto diventa forza,movimento, qualcuno può pensare che il tuo fuoco distrugga e cancelli e vorrebbe spegnerti,senza sapere che nulla di quello che nel tuo cuore si consuma può rallentare un solo atomo della tua materia grezza.

Contro ogni limite fisico ed ogni sicurezza da adesso sarà sempre il momento di poter vivere e bruciare per vivere.

Al calore radiante delle tue lamiere qualcuno potrebbe sopravvivere in una fredda notte invernale,i più temerari potranno gettare carbone tra le tue fiamme,i vili ed i vigliacchi non potranno avvicinarsi per domarti e ti isoleranno con parole fredde e vuote.

Una soltanto saprà bruciare e vivere quanto te e stringere tra le dita ogni tua leva ed ogni tuo segreto di macchina.

allison

Patetico

Lo sei senz’altro,in molti lo pensano ed è impossibile che tutti sbaglino. Sei tu che invece cadi in errore pensando che il senso comune può andarsene in malora. Hai il tuo cesto di cazzate e ci infili tutto quello che non vuoi sentire,tutto quello che ritieni stupido. E patetico. Ecco,lo sei tu e lo sono gli altri,tutti a riempire di mattoni i nostri zaini pronti a farne trofei nell’inutile gara contro il senso comune. Poca cosa è l’illuminazione se è il fuoco di un fiammifero,anche se nel buio non lo si può non notare. È come conoscere il nome di tutte le stelle del cielo: in ogni caso non ne raggiungeresti mai una. È come l’esibizione dell’artista davanti ad una platea di scimmie: danza e canta e suona per sé soltanto. Ed è patetico proprio perché quello che fa nasce da sé stesso,per chissà quali complicate e caotiche combinazioni di sogni e realtà. Se i tuoi sogni sono alieni per chi ti sta di fronte nemmeno la realtà può essere condivisa e qualsiasi conversazione diventa un disperato tentativo di farsi sentire dal di là di un vetro spesso anni luce. È allora il desiderio stesso di spiegarsi a chiunque si incontri quello che rende tutti patetici. Tutti ci si vanta di conoscere le stelle e tutti si danza per un pubblico di scimmie,nella disperata speranza che nell’infinitá dell’universo qualcuno si alzi ad applaudire, sia ben chiaro,solo per il nostro spettacolo. Via il trucco nessuna stella si sarà avvicinata abbastanza da sentirne il calore. Inconsapevolmente ogni forma di ordine che emerge dal caos si rende ridicola. E proprio per questa inconsapevolezza emerge. Perché il caos presto o tardi diverrà ordine,anche per un solo istante e saprà riconoscere ciò che non è. L’interezza del cosmo è solo un’ipotesi,la logica che lo governa è solo presunta,la vita che viviamo è solo un fiammifero. Benvenga allora che tu sia patetico,ridicolo,sognatore: la tua fiamma,per quanto tenue,sta bruciando, e si spegnerà anche. La fiamma di chi usa il ridicolo degli altri per dare un significato a sé stessi non si è mai accesa. Ed essi sono irriconoscibili dal vuoto dell’universo.

allison

Causa

Ci sono sempre causae oppure qualcosa può accadere semplicemente senza un perché?
E se qualcosa succede senza un perché, è reale l’assenza di una causa o semplicemente non si è in grado di coglierla?
Assurde masse di parole e frasi e concetti sono state spese nei secoli dalla filosofia e dalla scienza che dal proprio pozzo cercano di rendere familiare un cielo di cui non si conosce nemmeno la profondità. A volte onesti tentativi hanno regalato un briciolo di consapevolezza, altre volte il buio del pozzo ha oscurato la più brillante delle stelle. Ma è pur sempre ipotesi, possiamo constatare che qualcosa ha una causa solo indirettamente osservando gli effetti nell’oscurità della nostra arroganza. Infinite cause possono portare al medesimo effetto, e poco importa che l’effetto sia riproducibile o falsificabile.
L’assoluta disgiunzione tra spirituale e fisico è la porta attraverso cui possiamo sopravvivere. Altrimenti saremmo piante, sassi, tramonti o poesie d’amore. Niente di tutto questo. Siamo solo un accesso per la realtà. Senza di me il mondo non esisterebbe per me, esiste solo quello che attraversa la barriera dei miei pensieri e che ne esce trasformato, depurato, semplice e chiaro. Che poi i miei pensieri creino dio ed il demonio, logica e conseguenza, o semplici frasi da baci perugina che male può fare alla realtà. La realtà smette di esistere al di fuori dei miei pensieri, anche se sempre pronti ad interpretare cause ed effetti. Siamo su di un volo di sola andata verso la nostra dipartita e non tutti hanno un finestrino con cui guardare le nuvole, o le ali, molti sono nelle file centrali a guardare il culo delle hostess. A volte qualcuno si alza dal posto e vorrebbe dirottare il volo di tutti verso un altro luogo, più bello o più vicino o semplicemente diverso. Ora che si trova ai comandi si rende conto che in fin dei conti tutti quei quadranti e quelle leve non servono, basta l’innato istinto che di innato non ha nulla a dirigere la vita dove si desidera, andando anche contro il desiderio di altri che tranquilli si bevevano il loro daiquiri comodamente seduti. Saltiamo tutto quello che accade ed atterriamo. Non abbiamo cambiato nulla. Il viaggio è terminato, come doveva essere, in un luogo diverso e magari tra sofferenze e rimpianti. La realtà ha smesso di causare i nostri deliri.
Le cause di quello che accade possono essere infinite, ma l’inizio e la fine sono la trama di questo gigantesco caos.
Ed è tra questi momenti che deciderai tutte le cause e gli effetti del mondo, diventerai abile nel domarlo e nell’approfittarne, ne trarrai ulteriore conoscenza e forse potrai lasciare qualcosa di te ad altri.
Ma la realtà è che finiranno cause ed effetti per te, ed anche chi resterà alla deriva della realtà non sará che un pensiero a ricordare chi non esiste più.
A causa della fine.
La realtà è la fine.
Lo scoprirla è avvicinarsi alla fine.
Lo scopo del vivere è già causa della fine.
Quando avrai finito di cercare uno scopo non avrai più bisogno di parole o pensieri. Tornerai a far parte della realtà.